Xbox 360 Pro Evolution Soccer 2010

Recensioni | 16 novembre 2009 | Paolo Sirio


Titolo: Pro Evolution Soccer 2010
Genere: Simulazione calcistica
Piattaforma: Xbox 360
Sviluppatore: Konami
Publisher: Konami
Data di rilascio: 23 Ottobre 2009

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Cresce, col passare degli anni, quel numero di quattro cifre che segue la denominazione Pro Evolution Soccer. Siamo arrivati, se teniamo bene il conto, all'iterazione 2010 della simulazione calcistica Konami e, forse per la prima volta nella nuova generazione, questa ha senso di esistere anche su Xbox 360.

Ha senso perché presenta numerose e decisive differenze rispetto al concorrente di casa EA. Al soccer spumeggiante e ricco di spettacolarità made in Canada, infatti, il team di Shingo "Seabass" Takatsuka ha opposto un calcio lentissimo, ragionato fino alle estreme conseguenze. Quali? Noia e frustrazione, specie nel vedere che i nostri pupazzetti (come li definirebbe il buon Corrado Patrizi) si muovono a ritmi da moviola. Un plauso agli sviluppatori - che hanno tentato di riproporre la stessa lentezza del football europeo - ma questa formula, è evidente, non funziona: il forte rallenty applicato al gioco (ricordate quant'era veloce PES 2009) finisce col penalizzare troppo i movimenti dei calciatori, impossibilitati persino a voltarsi e, ardua impresa, effettuare dribbling di qualunque genere. Ne esce distrutto il puro divertimento, che aveva finora caratterizzato - pur con i suoi difetti - la serie, a suon di innaturali passaggi di prima dalla difesa all'attacco e con la speranza che la palla non venga mai intercettata: se vi dovesse capitare questa sventura (e vi capiterà, garantito), potrete pure dire addio a joypad e, in caso di mira eccezionale, televisore da 40 pollici. Altresì scellerata è l'idea di ritoccare il sistema di rigori che non segue ora alcun criterio logico: ci è capitato più di una volta di premere il solo tasto tiro (X) e vedere il pallone andare a lato, con potenza inaudita e, ovviamente, ben oltre i pali di nostro interesse; alla mappatura sfasata dei pulsanti si aggiunge un altro agghiacciante particolare: la telecamera, non capiamo le motivazioni di una tale mossa, non è piazzata alle spalle del rigorista, bensì di lato, confondendo ancor di più il povero utente con irragionevoli giochi di prospettiva. E non si parli di "simulazione hardcore": conosciamo bene lo sport (siamo italiani, d'altronde) e i prodotti che sinora sono stati proposti con tale appellativo. PES 2010 tenta di guadagnarsi il suddetto titolo ma, a conti fatti, mostra ancora una volta i limiti che può incontrare una squadra fatta di sviluppatori prevalentemente giapponesi; qualche capatina allo stadio, di tanto in tanto, non farebbe male neppure a colui che crede di essere il guru di questo genere.

Allo stesso modo, il reparto grafico ha subito un notevole restyling pur restando sulla stessa base degli anni precedenti. Il motore delle azioni, in parole povere, è lo stesso: ciò non toglie, tuttavia, che la resa visiva sia gradevole, particolarmente nella riproduzione da fermo e nelle introduzioni dei calciatori (magliette stropicciate et similia saltano all'occhio); in movimento, l'avrete intuito nei passi precedenti, resta forte la sensazione di legnosità - poco si è fatto per limare le animazioni - che accompagna gli undici sul manto erboso. Non manca all'appello il contorno: gli stadi, appurati i limiti del franchise su licenze e tecnica, sono riprodotti con una certa dovizia e riescono a trasmettere, specialmente nelle esibizioni di Champions League (confermate le licenze Uefa), lo stesso feedback degli incontri visti in TV; la telecronaca, ancora una volta affidata a Pierluigi Pardo e al simpatico Josè Altafini, mostra di essere sempre nel vivo dell'azione - non mancano sbavature, ovviamente, dovute al fatto che siamo in presenza di registrazioni e non commenti dal vivo - e livellata a dovere rispetto all'effettistica secondaria di cori e musiche, tra l'altro gradevoli nei menù.

Le modalità di gioco con cui siamo chiamati a misurarci sono rimaste pressoché invariate rispetto alle loro precedenti edizioni. Ormai cardine del prodotto, la Master League offre un'interfaccia completamente ricostruita a mò di cerchio, anche se non ci mette di fronte a reali novità: l'area tecnica ci permetterà di gestire il cosiddetto piano di gioco (le tattiche, i titolari e altro ancora), mentre nel più classico degli uffici potremo metter mano al calciomercato - ostico, dovremo imparare a lavorare coi nostri calciatori, pur avendo molti soldi a disposizione - e alle relative trattative. Unico innesto, la possibilità di selezionare elementi talentuosi del proprio reparto giovanile (la Primavera) e portarli in prima squadra, con i rischi e i benefici annessi in scelte degne del miglior Mourinho. Dell'allenatore qui citato, invece, potremo vestire i panni negli immancabili campionati lineari che, se non altro, hanno il merito di dilatare la longevità comunque alta del titolo; è tanto il tempo, infatti, che spenderete nell'editor a rimodernare le compagini internazionali non aggiornate all'ultima tornata di mercato (prevediamo un aggiornamento per Gennaio) e le squadre senza licenza ufficiale. Confermata pure Diventa un Mito, la modalità che, pur presentando molte somiglianze con la Professionista di Fifa, fa rivivere all'utente l'esperienza di competere in una rosa di altri 21 (o più, se si sceglie l'Inter) compagni-rivali per una Domenica: la competizione, la voglia di dare spettacolo e la rabbia di sedere in panchina - peccato per l'assenza di un'opzione che aumenti la velocità dei match in cui non si è titolari - ci accompagneranno dalla nostra prima squadra (un'anonima e inventata società di serie inferiore) fino alla ribalta della nazionale, con cui potremo magari vincere la Coppa del Mondo. Sogni a occhi aperti, insomma, per un ragazzo di campagna.

Ultima nota per il comparto online che se da un lato soffre di una latenza minore - pressoché assente in buona parte dei nostri test - rispetto al passato, dall'altro patisce un matchmaking leggermente confusionario; è possibile creare stanze (per un massimo di quattro giocatori), un po' più complesso renderle funzionanti o parteciparvi. Senza problemi, invece, il matchmaking rapido che ci accoppierà all'utente più simile alle nostre caratteristiche (persino in base alla città di appartenenza).

PES 2010 è il tentativo, l'abbiamo affermato anche in precedenza, di riportare la serie ai fasti di un tempo. Il lavoro c'è stato, onore a Takatsuka-san per questo, ma non siamo sicuri che si sia mosso nella direzione più appropriata. L'alunno discolo è rimandato, ancora una volta, al prossimo mese di Ottobre.

Valutazione Generale

Presentazione: 6
Non eccessivamente ispirati i menù - ormai s'è capito, non ci sanno fare - con colori tra il viola e il grigio. Continuano a essere imbarazzanti i caricamenti tra un cambio di maglia e l'altra: sembra che i calciatori si stiano spogliando per davvero!

Gameplay: 5.5
Troppo lento. Il solo sistema di tiro - non quello su rigore, però - tira avanti la baracca sfasciata di un gioco che non sa più dove andare.

Grafica: 8
Insolitamente, il comparto grafico è l'ultimo dei problemi di PES. La resa visiva è godibile, specie nei match di Champions League che si avvantaggiano di un'atmosfera d'altri tempi, mentre le fattezze dei calciatori sono riprodotte con fedeltà.

Sonoro: 8.5
Il commento Pardo - Altafini non è l'apoteosi dell'originalità ma si lascia ascoltare con simpatia; la colonna sonora alterna alti e bassi.

Longevità: 7.5
L'introduzione delle giovanili nella Master League tenta di allungare un brodo altrimenti insipido a suon di Champions e Diventa un Mito.

Multiplayer: 7
Parola d'ordine: (quasi) niente lag. Un risultato impensabile, fino a qualche stagione fa.

Voto Complessivo: 7

La crisi d'identità è più grave del previsto per un titolo abituato a ben altre valutazioni.


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Commenti
24 novembre 2009 14.53
AL3X007 ha detto:
Gameplay lento???? Ma hai mai giocato a FIFA? L'ultimo dei pensieri su PES che mi sarei mai aspettato di sdntire è che sia lento.  Ma hai mai visto le cavalcate e i passaggi di prima che ci sono nel gioco? Fifa è veramente LENTO e MACCHINOSO...
25 novembre 2009 16.29
Shadowsun 09 ha detto:
Mah a me FIFA sembra vero calcio, PES è arcade puro, non c'entra nulla col calcio. FIFA è macchinoso all'inizio, poi fidati che quando impari è una goduria
26 novembre 2009 15.09
keyboardmaster ha detto:
Sono d'accordo con il voto complessivo della recensione, anzi, io avrei dato anche 5 perché è inutile dimostrare bontà nei confronti di gente che continua a prenderci in giro da tre edizioni ormai. Abbiamo a che fare con console di nuova generazione, si parla di IA ormai super-raffinata, di esperienze di gioco simulativo mai vissute prima, ma ogni volta che prendo in mano il nuovo titolo - dopo averlo aspettato con ansia - mi ritrovo a imprecare e sperare, un giorno chissà, di trovarmi davanti uno dei programmatori giapponesi, quando sono in giornata storta. Si, perchè scopro che questo PES 2010 non solo è identico nella sua essenza ai precedenti 2 titoli, ma è addirittura peggiorato in determinati aspetti e - cosa più sconcertante - reso molto simile nel gameplay al concorrente FIFA.
Quando ho fatto la prima partita ho avuto proprio l’impressione di giocare al titolo EA Sports: giocatori lenti e macchinosi, che tardano a rispondere ai comandi e poco reattivi (un quarto d’ora per girarsi, passare la palla o cambiare direzione!!). Hanno persino modificato il sistema di dribbling più semplice (la finta di tiro in pratica) che adesso risulta inutile in quanto il giocatore più che fintare si ferma e si lascia soffiare la palla. Ne risente ovviamente la fruibilità immediata del gioco - soprattutto per chi magari è tecnicamente meno dotato e basa il suo gioco su scambi veloci o individualità - che lascia spazio a un irrefrenabile senso di esasperazione soprattutto nella modalità Diventa un Mito, dove bisognerà veramente farsi “il segno della Croce” prima di iniziare una nuova carriera. Già nel 2009 infatti, il nostro alter ego doveva massacrarsi su e giù per il campo alla ricerca di un passaggio decente, ma almeno quando prendeva la palla non lo fermava più nessuno. Ok, forse poco realistico, ma esaltante (ricordiamoci che è pur sempre un gioco). Nel 2010 prima di poter giocare qualche partita da titolare ho fatto praticamente una stagione e mezzo facendo partitelle di allenamento. Un anno e mezzo di panchina giocando solo partitelle d’allenamento è davvero frustrante, anche perché l’IA della tua squadra è davvero qualcosa di inverosimile! Passaggi sconclusionati, difensori che si avventurano in dribbling improbabili, attaccanti che ti ignorano e si involano scontrandosi il 95% delle volte con il muro avversario o che finiscono vergognosamente per trascinarsi la palla fuori: posso capire se si trattasse di sconosciuti, ma non di Rooney, Robinho, Tevez, Lampard. E allora cari programmatori  Konami non create soltanto le alienanti partitelle di allenamento ma inserite un programma di allenamento personalizzato in base alle qualità da migliorare. Gli affezionati della serie si ricorderanno che anni fa tra le modalità di allenamento generale c’era la possibilità di fare delle mini-sfide (oltre ai classici tiri di punizione c’era anche l’allenamento per il dribbling con i coni per terra). Questa sarebbe innovazione: aggiungere degli elementi che si distacchino dalle monotone partite e che facciano da tutorial al giocatore anche meno esperto. Un menù di allenamento in cui i dribbling, le mosse speciali e le abilità vengano minuziosamente spiegate, in modo tale da non rendere noiosa la sessione e permettere all’utente di imparare applicandosi, il sistema di gioco. Secondo me tra l’altro, la modalità Diventa un Mito è diventata ancora più importante e di sicuro più accattivante della Master League, quindi merita delle attenzioni in più.
Il comparto grafico è sicuramente un punto di forza, ma non mi basta vedere effetti di luce, giocatori somiglianti alle controparti reali o i peli sulle braccia per meravigliarmi e dire “finalmente ci siamo”. Gli stadi: siamo d’accordo, ci saranno problemi con le licenze ma insomma mi sono stancato di vedere il Bristol Mary o il Ville Marie praticamente contro tutte le squadre! Metterne qualcuno nuovo? Macché. Anzi, ci sorprendono eliminando l’Olimpico di Torino e aggiungendo un altro San Siro! Che bello, abbiamo la possibilità di giocare sia al Giuseppe Meazza che a San Siro… Ma è lo stesso stadio!! Solo che in uno ci gioca l’Inter con i cartelloni pubblicitari dedicati, nell’altro il Milan, sempre con la storia dei cartelloni. Ma mettere un solo San Siro e variare i cartelloni in base a chi giocherà no? Bisogna aggiungere per forza un altro stadio? Le maglie delle squadre: inserite anche la 3° opzione per carità, o quantomeno date la possibilità di sbloccarla! Molto spesso ci si ritrova a giocare con maglie dai colori poco contrastanti (vedi es. Palermo-Juventus) e una volta in campo non ci resta che imprecare visto che - grazie ai fenomenali effetti di luce - non riusciamo a riconoscere i nostri giocatori dagli avversari. Inserire un’opzione che ci permetta di cambiare le maglie a fine primo tempo? La chiedo da 5 anni, non credo mi si darà ascolto ancora per circa un ventennio. Così come la possibilità di scegliere il colore della maglietta della terna arbitrale. Le esultanze sono sempre le stesse dal 2008. In caso di gol, avremmo 4 tasti a disposizione più LB/LT RB/RT: in totale 20 (venti!!!) modi per far esultare il nostro beniamino. Macché. E se volessi togliermi la maglietta e beccarmi un cartellino? Antisportivo? Beh, c’è già la simulazione con relativa ammonizione. Quindi si potrebbe fare. Addirittura in FIFA puoi scegliere di fare esultare il tuo giocatore come Martins ad esempio, con tutte quelle capriole. Solo che non essendo Martins il tuo giocatore finirà per cadere male ed infortunarsi. Questa è innovazione.
Per quanto riguarda il sonoro io mi arrabbio ormai annualmente perché i cori sono identici (e non scherzo) a quelli di PES 4, ma migliorati nella qualità. La risposta del pubblico agli interventi di gioco è abbastanza realistica devo dire, ma quando giochi fuori casa e realizzi un gol cala un drastico silenzio sullo stadio… Scusate ma se si gioca Inter-Milan i tifosi del Milan non ci sono? O restano in silenzio per rispetto degli avversari affranti? L’esultanza del pubblico dopo un gol è accettabile anche se ho sempre sostenuto che si tratti di un’esultanza tipicamente britannica. Da qui nascerebbe lo spunto per un’altra piccola innovazione  che farebbe la differenza. Inserire per ogni campionato un tipo di esultanza diversa. Si sa che in Inghilterra come in Spagna o in Italia, le reazioni del pubblico al gol sono differenti e sarebbe bello vedere trasposta questa differenza anche sul videogioco. Una mezza opzione sullo stile dei cori c’è già nel menù di modifica squadra, ma il fatto che su XBox non si possano inserire i cori personalizzati vanifica tutto.
Direi che mi sono dilungato abbastanza ma prima di trarre le mie conclusioni non posso non parlare del “fantastico” sistema dei calci di rigore. Fantastico si, perché solo in un film di fantascienza uno scontro ai rigori si gioca a chi ne sbaglia di più. Incredibile, non si riesce a comprendere come battere i tiri dal dischetto: molto spesso, come leggevo in recensione, basta anche solo premere il tasto del tiro, senza direzionarlo, per vedere la palla che si infrange sui cartelloni o sulla faccia di qualche tifoso in tribuna. Ma, dico io, non si possono prendere in considerazione i sistemi dei videogiochi precedenti per poterne fare uno che sia un capolavoro di ingegno? Nel 1994 la SEGA pubblicò Virtua Striker che proponeva (forse per primo) un potenziometro per il controllo del tiro. Questo potenziometro però era presente anche nei calci di rigore, come logica vorrebbe! Perché in PES non c’è questo potenziometro nei rigori, e nessuno si decide ad inserirlo? Io DEVO sapere almeno con quale potenza partirà il mio tiro, poi la direzione sarà un’incognita sia per me che per l’avversario. E che non si dica che così sarebbe poco simulativo: è meglio forse uno scontro ai rigori dove i primi 12 tiri sono finiti alle stelle?
Più che un commento questo è uno sfogo. Lo sfogo di un patito della serie PES sin dalle origini, da ISS Pro passando per Winning Eleven. Un accanito giocatore che si ritrova nel 2010 con in mano un gioco che non sembra PES ma un tentativo misèrrimo di emulare FIFA prendendone tutti i difetti (gameplay in primis) e neanche un pregio. Chi come me, ha per 12 anni impostato uno stile di gioco basato su degli schemi ben precisi e collaudati, si ritrova a dover cambiare completamente e adattarsi alle “novità” proposte in questa paradossale edizione. D’accordo, potrebbe essere una nuova sfida, ed io sono pronto ad accettarla. Ma dopo qualche partita riuscita, quando pensi che le cose stiano cominciando a funzionare… ecco la fesseria del difensore che si ferma automaticamente aprendo un’autostrada all’avversario o il portiere che si fa passare la palla sotto le gambe dopo un tiro centrale, e la disperazione diventa sempre più incontrollabile e ti ritrovi a urlare contro i tuoi giocatori sperando che ti ascoltino!
In conclusione, spero davvero che Konami si renda conto di quanto abbia snaturato il gioco e di quanto stia invogliando i tanti fan di PES a ricredersi su questo titolo e magari provare altre sponde, che graficamente non sono neanche lontanamente paragonabili, ma che a parità di gameplay, almeno offrono qualche innovazione piacevole.
E’ con i dettagli che si fa la differenza, con le piccole cose. Non con i peli sulle braccia o con le carte delle abilità.
 

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