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Assassin’s Creed IV: Black Flag, la recensione di XboxWay

di • 11 novembre 2013 • RecensioneCommenti (0)7007

Siamo sul finire di questa lunga generazione e posso tranquillamente dirlo: Assassin’s Creed è stata una delle serie più influenti ad arrivare su Xbox 360 durante tutto il suo ciclo di vita. E non sto parlando solo dei numeri che riesce a muovere, ma anche della filosofia di sviluppo che c’è dietro il franchise Ubisoft. Assassin’s Creed IV: Black Flag non è l’ultima fatica di una software house che ha portato i meccanismi dei blockbuster all’interno dell’industria dei videogiochi ma solo il nuovo capitolo di una serie di successo, una macchina che non può smettere di funzionare, altrimenti farebbe fermare tutta la giostra che gli gira intorno.

In questo preciso momento, quello in cui vi sollazzate con le avventure di Edward Kenway, collezionate kill nel multiplayer o pianificate l’acquisto di contenuti scaricabili, magari tramite un costosto Season Pass, Ubisoft sta già sviluppando Assassin’s Creed V. E anzi, vi dirò di più: sta lavorando anche al capitolo successivo. Ed è giusto che sia così.

Perché? Ve lo dico subito, senza troppi giri di parole: Assassin’s Creed IV: Black Flag è il miglior episodio della serie dai tempi di Assassin’s Creed II. E lo è per una serie di motivi che andremo subito ad analizzare.

Black Flag è ambientato nei Caraibi, una location presentata un po’ in ritardo rispetto al trend imposto da Johnny Depp e Disney ma adeguatissima se pensiamo al vero perno della struttura su cui si basa la produzione: il free roaming. Siamo Edward Kenway, un pirata e, come ogni pirata che si rispetti, abbiamo una nave, la Jackdaw. Insieme a lei e al suo equipaggio gireremo in libertà per i mari caraibici durante l’Era d’Oro della Pirateria, senza dimenticare l’annoso conflitto tra Templari e Assassini in cui ovviamente Edward è coinvolto.

Navi, isole e tesori: tutto quello che un vero pirata può desiderare.

Navi, isole e tesori: tutto quello che un vero pirata può desiderare.

Come già accaduto nel caso di Assassin’s Creed III Liberation, questa nuova iterazione viene presentata come un prodotto dell’Abstergo Entertainment, software house fondata dall’Abstergo Industries per sviluppare videogiochi basati sulle memorie genetiche. Impersoneremo un ricercatore impegnato nello studio delle memorie del Campione 17, il codice genetico di Desmond Miles. Questa simpatica trovata, possibile solo grazie alla conclusione delle vicende di Desmond, in futuro permetterà a Ubisoft di spaziare un po’ di più con i temi, eventualmente staccandosi anche dal comparto narrativo dettato da quest’ultimo e dalle vicende di Connor, personaggio di cui Edward è il nonno.

Si diceva che il free-roaming fa da perno al gameplay, e lo fa in modo coinvolgente e appagante. Da bravi pirati, questo genere di struttura è messo in atto al 50% dalle attività svolte in mare. E qui entra in gioco la riuscitissima introduzione di Assassin’s Creed III, la nave, con le sue impegnate esplorazioni e caratteristiche battaglie. Ed è ancora qui che AC IV da del suo meglio, proponendovi chilometri di oceano da esplorare, in cui potrete saltare all’arrembaggio di navi nemiche o scegliere di sbarcare su un’isola per depredarla. Il tutto senza un filo di caricamento. I controlli e il gameplay a bordo della Jackdaw sono pressoché gli stessi del terzo episodio, con l’aggiunta di un miglior sistema di potenziamenti e la possibilità di assegnare risorse o gestire l’equipaggio della flotta, sempre più numerosa e imponente con l’avanzare della storia.

La restante porzione di gioco vi impegnerà nelle attività sulla terra ferma, quelle classiche che hanno contraddistinto il franchise, migliorate dal punto di vista della fluidità (anche se, a dirla tutta, qualche testata nei muri l’ho data spesso e volentieri), ma sempre ancorate a delle meccaniche che purtroppo hanno delle pecche che vanno assolutamente riscritte per fare il prossimo, consacrante passo verso il successo critico, oltre che di pubblico.

Mi riferisco in particolare alla ripetitività delle azioni da compiere – affievolita dalle fresche sessioni in mare, ma non del tutto libere dalle classiche missioni “filler” -, alla storia non proprio definibile come capolavoro della scrittura e al sistema di combattimento che esenta il giocatore dall’essere particolarmente bravo: seppur migliorato con alcune mosse e soluzioni vincenti (gli scudi umani su tutti), basta inculcarsi bene in testa il meccanismo alla base delle lotte e fare un po’ d’attenzione.

C’è anche da annotare un certo ridimensionamento delle fasi parkour, ma sono sicuro che si tratta di una scelta dovuta al design dell’ambientazione. Immaginando i Caraibi, penso sia facile figurarsi davanti agli occhi il motivo per cui non è possibile effettuare chissà quali scalate o salti suicidi. Nel caso in cui stiate storcendo il naso, posso assicurarvi che la cosa vale il sacrificio: i momenti in mare hanno un che di esaltante.

Edward agisci sempre così, alla cazz... Ah, no! Quello era René Ferretti.

Edward agisci sempre così, alla cazz… Ah, no! Quello era René Ferretti.

Nel corso degli anni, anche il multiplayer di Assassin’s Creed è riuscito a ritagliarsi il suo perché e la sua fetta di appassionati. Questi ultimi – e anche chi è in cerca di qualcosa di simpatico e divertente, va’ – ritroveranno in Black Flag un’ottima riproposizione dell’ormai collaudata ossatura. Peccato che anche qui si sentano gli influssi del successo grazie alle orde di giocatori occasionali (beati loro che si divertono) che hanno un approccio troppo poco ragionato alle modalità. Segnatevi questo plus (quello dell’ottima componente multigiocatore) e correte a cercare degli amici per qualche partita in privato: ci sarà da divertirsi.

Nulla di particolarmente negativo da segnalare dal punto di vista tecnico: siamo di fronte ad un titolo che non sente affatto la vecchiaia delle console su cui gira e che propone diversi scorci visivamente eccelsi e sognanti. In attesa della vera rivoluzione che arriverà con i capitoli nativi su next-gen, potete tranquillamente accontentarvi con un mondo di gioco fluido e solare a portata di pad.

Con Assassin’s Creed IV: Black Flag, Ubisoft Montreal zittisce ampiamente le critiche ricevute negli anni ascoltando il feedback degli appassionati, introducendo novità sostanziali, gradevoli e mettendo in ombra il mezzo passo falso fatto da AC III. Mentre proprio quest’ultimo sembrava dover essere noiosamente completato per una sorta di obbligo verso l’acquisto fatto, Black Flag riesce a tenere incollati allo schermo con una formula collaudata, ma che allo stesso tempo è riuscita a mettersi in discussione.

Se dovessi assegnargli un voto per i neofiti o i fruitori occasionali della serie – io stesso ho completato solamente la prima iterazione e Revelations, limitandomi alla visione delle partite di mio fratello per i restanti episodi – gli darei un bel nove pieno. Per tutti gli altri scenderei un gradino/gradino e mezzo al di sotto, perché Black Flag è si un “compitino” annuale, ma è un “compitino” annuale fatto proprio bene.

Kudos a Ubisoft.


Sviluppato da Ubisoft Montreal, Assassin’s Creed IV Black Flag è disponibile dal 29 ottobre per Xbox 360 e PlayStation 3; le versioni Xbox One, PlayStation 4, Wii U e PC arriveranno il 21 novembre.

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