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“Perderai le tue anime… Tutte quante… Più e più volte.” (Dark Souls II)

Questa frase sarebbe più che sufficiente a descrivere la saga di Souls, che è arrivata così alla sua terza incarnazione: Dark Souls II. Anche con questo capitolo i giocatori hardcore troveranno pane per i loro denti e per questo devono ringraziare i sadici sviluppatori di From Software, che hanno realizzato un altro RPG cattivo e frustrante capace di punire il giocatore senza pietà. Ma cosa contraddistingue questo titolo dagli altri GdR?

Lo scopriremo in questa recensione, intanto vi consigliamo di mettere al sicuro le vostre anime, non vorremmo che le perdeste nel bel mezzo della lettura. Preparatevi a morire…

VENI, VIDI, BESTEMMIAI.

Prima di inserire il disco di Dark Souls II nella vostra console, ecco un preavviso: rischierete spesso di infrangere il VII comandamento dell’Antico Testamento (google it). Così come i suoi prequel, anche questo capitolo non è particolarmente adatto a coloro che perdono facilmente le staffe mentre impugnano il controller. Ogni elemento presente in questo gioco di ruolo è inserito all’unico scopo di condurre il vostro personaggio alla morte e lo fa in modo brutale, eliminando ogni possibile feature che vi consentirebbe di avere vita facile: l’assenza del menù pausa e dei salvataggi manuali sono solo due degli innumerevoli esempi.

Queste mancanze vengono “compensate” dall’aggiunta di altri elementi, che qualcuno potrebbe ritenere spiacevoli: respawn continuo di nemici, carenza di checkpoint e un sistema di salvataggio automatico piuttosto persistente. Quest’ultimo risulta essere la più grande spina nel fianco del giocatore medio che si ritroverà suo malgrado a dover fare i conti con i pericoli di Dark Souls II. La morte del proprio alter ego avrà diverse conseguenze, la peggiore delle quali è la perdita delle anime accumulate. Ma cosa sono le anime? Potremmo considerarla la moneta del gioco e, allo stesso tempo, i punti esperienza che vi faranno salire di livello.

Bisogna aggiungere che il sistema di level-up è quanto di più originale (e crudele) si sia mai visto in un RPG: per migliorare e salire di livello è necessario consumare anime. Un gioco da ragazzi penserete, se non fosse per il fatto che in Dark Souls II morire significa perdere tutte le anime… E morire è dannatamente facile.

C’ERA UNA VOLTA, A DRANGLEIC…

Nonostante la trama di Dark Souls II non sia connessa in via diretta agli eventi narrati nel prequel, entrambi i titoli condividono la stessa ambientazione caratterizzata da scenari tetri e brulicanti di terribili abomini. Vestiremo i panni di uno degli abitanti del regno decaduto di Drangleic, marchiato dal “Segno oscuro” che lo condanna a un’eterna sofferenza rendendolo un essere vuoto, un non-morto, costretto a tornare sui propri passi anche dopo la morte. Durante la ricerca della cura a tale maledizione, grazie a un raro manufatto conosciuto come Effigie umana avremo l’occasione di riacquisire la nostra umanità, ma quanto a lungo riusciremo a tenercela stretta?

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Il mondo di Dark Souls II offre una vasta libertà di gioco che ci concede di esplorare sin dall’inizio diverse aree e di viaggare rapidamente tra esse attraverso i falò. Una scelta che amplia sensibilmente i limiti claustrofobici dei precedenti capitoli, a volte eccessivamente lineari. Avremo così dei percorsi alternativi nell’eventualità che si presenti un nemico troppo potente a sbarrarci la strada, optando così per una seconda via in cui accumuleremo sufficiente esperienza per migliorare le nostre abilità e vendicarci su quel dannato bestione. Ricordiamo l’importanza dei falò, introdotti in Dark Souls come checkpoint grazie ai quali possiamo anche ripristinare la nostra salute, anche se ciò comporterà l’immediato respawn dei nemici sconfitti lungo il cammino.

I duelli rappresentano la spina dorsale di questo action-RPG: ogni nemico ha il suo stile di combattimento e le sue vulnerabilità, starà a noi approfittare di tali debolezze e studiare una tattica per soggiogare l’avversario, anche se dovessimo rimetterci la pelle per farlo. È qui che si cela la rigorosa formula ‘trial and error’ di Dark Souls II, in cui la morte non deve essere necessariamente vista come la propria umiliazione, bensì come un’occasione per imparare dai propri errori e tentare un approccio diverso in futuro. Sebbene i combattimenti siano tanto divertenti quanto appaganti, dovreste aver dedotto ormai che in Dark Souls II è necessaria molta pazienza se non si vuole incorrere nell’ormai temuta schermata “Sei morto”.

In questo capitolo troveremo otto classi per il nostro personaggio, due in meno rispetto alle dieci di Dark Souls, ma due di queste sono del tutto nuove: l’Esploratore e il Maestro di Spade. Ogni classe porta con sé vantaggi e svantaggi, come nel caso del Cavaliere che può vantare su un alto vigore, ma su una scarsa agilità, o nel caso dello stesso Maestro di Spade, che può contare su letali acrobazie a discapito di una salute maggiore. Il ramo dei perks non sarà facile da gestire e dovremo prestare grande attenzione alle abilità più adatte alla classe che abbiamo scelto, stesso discorso vale per il tipo di armi che decideremo di equipaggiare.

COME INVADO IL TUO MONDO

Gli sviluppatori di From Software hanno rivisto e approfondito la componente online già presente nei precedenti capitoli, rifinendola ulteriormente per Dark Souls II. La modalità multiplayer si basa così sulla possibilità di ospitare altri giocatori in-game, evocandoli nel proprio mondo; ciò è possibile utilizzando appositi item che verranno spesso droppati dai nemici, ma restano comunque dei consumabili. Così come è possibile evocare altri giocatori e chiamarli a unirsi alla nostra causa, è altrettanto possibile invadere le partite altrui, vestendo i panni del cattivone rompiscatole pronto a mettere i bastoni fra le ruote al povero host.

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Per quanto riguarda il lato tecnico, è stato introdotto un nuovo motore grafico che sembra migliorare notevolmente la stabilità del gioco: se nel prequel il framerate rischiava di intralciare il giocatore con cali sporadici nelle situazioni più movimentate, in Dark Souls II rimaniamo ancorati ai 30 fps. Apparentemente l’impatto visivo generale non ha fatto grandi passi in avanti, ma il sistema d’illuminazione stupisce per la qualità delle luci e dei riflessi sui vari materiali che compongono i livelli di gioco e l’armatura del nostro personaggio.

Anche in questo titolo la maestria dei designer si fa valere con la bellezza e la varietà degli scenari di Drangleic, così come l’originale estetica dei nemici, dal più piccolo e innocente (ma anche no) al più grosso e spaventoso. Come vi anticipavamo, anche in questo capitolo vengono riprese ambientazioni cupe e tenebrose in puro stile dark fantasy, d’altro canto, a differenza del primo Dark Souls, stavolta gli sviluppatori hanno voluto inserire alcuni scenari molto vasti caratterizzati da colori vividi e caldi, ne è un esempio il villaggio di Manjula, l’unico posto in cui potremo concederci qualche minuto di riposo prima di ritornare a morire.

MORIRE O NON MORIRE? QUESTO È IL DILEMMA.

Ma facciamo il punto della situazione. Non c’è bisogno che vi ripeta che Dark Souls II è chiaramente un gioco indicato a quella fetta di giocatori prettamente “hardcore” in cerca di una vera sfida, una di quelle che solo i ragazzi di From Software sono capaci di regalarci. Morirete tante di quelle volte che perderete il conto e imprecherete tante di quelle volte che vi converrà insonorizzare il vostro salotto. Ma se da un lato c’è la frustrazione dell’ennesima morte per mano del solito odioso bestione corazzato, dall’altro c’è la soddisfazione e l’appagamento, il sapore della vittoria non è mai stato così dolce in un videogioco.

Sono necessarie tra le 50 e le 60 ore in media per portare a termine Dark Souls II, ma l’alta rigiocabilità garantisce divertimento (e bestemmie) per un numero infinito di ore, grazie anche alla modalità “Plus” che aggiunge un livello di sfida ancora maggiore all’esperienza di gioco. Consiglieremmo questo RPG anche e soprattutto agli amanti del dark fantasy, che troveranno in questo capitolo uno dei migliori (se non IL migliore) esponenti di questo genere, grazie alle sue meravigliose ambientazioni tanto invidiate dalla concorrenza.

Non abbiamo nulla da aggiungere, anche questa volta From Software ha fatto centro. Gli sviluppatori sono riusciti a far tesoro degli errori commessi in passato con i precedenti capitoli, rendendo Dark Souls II un prodotto più che eccellente, e non una semplice rifinitura del suo prequel.

Commenti A te la parola, boxaro... Ehm, lettore, pardon.
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