Kinect Disneyland Adventures - Mickey Mouse

Il Natale di Disney su Xbox 360: meglio il pad o Kinect?

di • 17 dicembre 2011 • RecensioneCommenti (0)1372

L’approccio di Disney al mondo dei videogiochi è sempre stato piuttosto ambiguo: prima dà, poi toglie. Ricordate il caso di Black Rock Studios, la software house di Pure e Split/Second: Velocity amaramente chiusa quest’anno, no? Ebbene, quella è stata la dimostrazione lampante che il colosso di Topolino e soci ha tentato, forse senza riuscirci da un punto di vista commerciale ma non tecnico, di staccarsi dalla sua aura di infantilità e abbracciarne un’altra che fosse sinonimo di hardcore – la via di mezzo che registriamo, felicemente e nemmeno troppo, con Kingdom Hearts è probabilmente l’eccezione che conferma la regola. Ma non ha funzionato, dicevamo, ed è stato così che i “nipoti” di Walt Disney sono tornati a fare quel che riesce loro meglio: prodotti per bambini. Quale mezzo migliore di Kinect, periferica a cui la compagnia statunitense sembra particolarmente legata, e del sempre promettente multipiattaforma per sfruttare alcune delle proprietà intellettuali più note al mondo?

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Per Kinect

Visitare Disneyland: un sogno condiviso dall’intera popolazione (benestante) della terra di età inferiore ai 10 anni. Esattamente il target cui Kinect Disneyland Adventures si rivolge (PEGI 7). Statene alla larga se non appartenete a questa fascia d’età, oppure dotatevi di tanta pazienza: girare all’interno della versione digitale del famoso parco divertimenti può causare sonnolenza. I bambini, tuttavia, troveranno adorabile la possibilità di interagire con Pippo, Topolino, Paperino e compagnia. Potranno scattarsi delle foto con loro, abbracciarli, o giocarci insieme in uno dei tanti minigiochi. Spostarsi tra le vie del parco è, a dire il vero, un po’ complicato: Kinect richiede di stare in piedi, portare una delle due braccia in avanti e girare il busto a destra o a sinistra per guidare il proprio alter-ego. Per fortuna, la mappa permette di viaggiare velocemente da un posto all’altro e di scegliere al volo l’attività che si vuole intraprendere. Nel mondo di Peter Pan, ad esempio, si potrà volare insieme a lui sopra i tetti in notturna di una Londra dai colori fatati. Con Pippo, invece, ci si potrà divertire sfrecciando a bordo di una slitta, o lanciando palle di neve a inquietanti (si fa per dire) mostri pelosi. I controlli, però, non sempre rispondono bene ai comandi e in alcune circostanze la frustrazione sarà lì, in agguato. Lanciare oggetti virtuali con Kinect non è proprio un’attività divertente; diverso, invece, il discorso per i mini-giochi che coinvolgono il movimento di tutto il corpo, decisamente più godibili. Un gioco perfetto per i vostri figli, insomma: su questo non c’erano dubbi. Ma è tutto merito della presentazione in stile Disney (grafica curata, colori sgargianti) e di un doppiaggio in italiano che può contare sulle voci originali di tutti i personaggi della storica firma dei cartoni animati. Da un punto di vista prettamente ludico, Kinect è senza dubbio in grado di offrire esperienze migliori.

Sergio Giannone

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Per il pad

Disney Universe. Platform palesemente rivolto all’utenza più infantile di Xbox 360, Playstation 3, PC/MAC e Nintendo Wii, il gioco che ho di fronte può contare su ambientazioni scelte tra alcuni dei film più recenti e apprezzati del colosso statunitense, tra cui Wall-E e Alice, con Il Re Leone, Nightmare Before Christmas e tanti altri – scusate se è poco. E, nonostante il target verso cui protende, si dimostra sufficientemente articolato da lasciare i consueti schemi dei “giochi per bambini”: in alcuni stage è necessario montare dei cannoni trascinandone i pezzi per le location, in altri gli sviluppatori hanno dato (persino) la possibilità di accumulare più punti con obiettivi extra. Già, accumulare punti: quando sei solo o in co-op con altri tre marmocchietti più o meno assatanati, è questo il tuo scopo. Vale anche spaccare il barilotto sul fondo degli ambienti, tutto vale. Gameplay a parte, consentitemi di spendere qualche parola sul comparto tecnico della produzione, che, in titoli del genere, recitano un ruolo fondamentale nell’accattivare l’utenza fanciullesca (sto usando sinonimi assurdi, lo so): Disney Interactive ha dato del suo meglio, sorprendentemente, perché Universe non ha quell’aspetto old-gen, sempre e solo in bassa definizione, a cui siamo stati finora abituati – pure da chi investe moooolto di più nelle cosiddette triple-A. Gli effetti sono colorati a mo’ di cartone animato e, sebbene i protagonisti siano stati rivisitati quasi per godere di luce propria, l’impressione è proprio di starne a guardare uno. Fondamentale per la riuscita di un prodotto che, ribadisco infine, è stato esplicitamente studiato non per i giocatori, quanto per i loro figlioletti in cerca di una degna iniziazione nel mondo dei videogiochi. Disney Universe non sarà l’Halo della situazione, non sarà il Pirati dei Caraibi dell’intrattenimento elettronico – esisterà mai? – ma il suo pubblico gradirà. Gradirà parecchio.

Paolo Sirio

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